Aosta e i “Giganti delle Alpi”

Pont-d’Ael a Aymavilles – Aosta

Siete pronte a mettere indietro le lancette del tempo? Ad Aosta, la “Roma delle Alpi”, si fa un viaggio nel passato, sulle orme dei viaggiatori del Gran Tour, che tanto amarono questa regione. Una meta da inserire nell’elenco dei luoghi da vedere, non appena sarà possibile. Un modo per essere circondati dalla bellezza della sua storia ma anche delle cime più belle e maestose dell’arco alpino occidentale.

Da dove partire?

Da Porta Praetoria, il monumentale accesso orientale alla città romana di Augusta Praetoria Salassorum, il nome della colonia poi divenuta Aosta. Qui passava la via delle Gallie e nacque la città fortificata nel 25 a.C. per volere di Augusto. Si tratta di un incrocio di cardi e decumani che ancora oggi costituiscono la spina dorsale del vezzoso capoluogo della Valle d’Aosta. Da qui si dipana via Sant’Anselmo che porta all’Arco dedicato all’imperatore Augusto, la strada delle vetrine eleganti e dei locali, molti con tavoli all’aperto.

La città Medievale

Muoversi tra le vie è come stare davvero in una macchina che riporta avanti e indietro gli anni: la città Medievale cresce su quella romana senza discontinuità e i vari periodi si sovrappongono e si scoprono a ogni angolo. Una tappa obbligata è il Teatro Romano, con la maestosa facciata rettilinea finestrata, costruita in blocchi di puddinga, un’arenaria locale tra grigio e l’azzurro, che si alza per ventidue metri. Da queste “finestre” s’intravedono le confermazioni rocciose delle vette alpine, spesso ancora innevate: a sud il Monte Emilius (3559 m) e la Becca di Nona (3142 m) a nord il Mont Velan (3731 m). Sullo sfondo si ammira persino la montagna Gran Combin (4314 m), in territorio svizzero: sembra quasi un quadro.

Il centro storico

La Cattedrale regala altre sorprese con le statue in terracotta policroma sulla facciata. I mosaici all’interno che ricoprono i cori sotto l’altare sembrano voler imitare, con il loro effetto cromatico, tappeti preziosi. Nel “mosaico dell’anno” sono rappresentati i dodici mesi, ciascuno intento in un’azione. Un salto in avanti di qualche secolo si ha in piazza Chanoux. Il colpo d’occhio è l’hotel de la Ville con il suo scenografico prospetto di 140 metri. Se siete appassionate di serie televisive, molti scorci vi torneranno familiari perché visti nella fiction di vicequestore Rocco Schiavone, interpretato da Marco Giallini, un anti-eroe che risolve diversi casi di omicidio in città. Molte delle scene dell’omonima fiction sono state girate proprio nel centro storico.

Collegiata dei Santi Pietro e Orso

La Collegiata dei Santi Pietro e Orso, l’altro grande tempio aostano, non è troppo distante e s’innalza in un’area che stava fuori dalle mura romane.
 Si racconta che proprio di fronte alla chiesa il Santo era solito distribuire ai poveri indumenti e “sabot”, le tipiche calzature in legno ancora in vendita. Entrate nel silenzioso chiostro, con ben quarantaquattro capitelli istoriati, ognuno con la rappresentazione di una scena narrativa. Una sorta di fumetto ante litteram che serviva a far comprendere la religione ma anche le favole agli analfabeti.

I dintorni

Dalla città partono diversi sentieri che portano a scoprire i dintorni. Lunga ma non particolarmente impegnativa è la camminata a mezza costa, sul limitare del bosco, che conduce fino al magnifico Castello di Fénis, dalla pianta pentagonale. Un tuffo nella Valle d’Aosta di fondovalle, tra campi coltivati e stalle, per divertirsi a individuare le numerose torri medievali, spesso mimetizzate tra le rocce e la boscaglia, che occhieggiano zigzagando sui crinali. Il maniero fu sede di rappresentanza della famiglia Challant ed è arricchito da eleganti decorazioni pittoriche.

Andando verso la valle di Cogne si arriva a Pont-d’Ael a Aymavilles, un’opera ingegneristica eccezionale, un ponte acquedotto in età augustea a scopo privato, lungo settanta metri e largo solo un metro e mezzo. La curiosità? È stata trovata un’impronta di una scarpa, la classica romana con i chiodini, nella malta del condotto superiore dove scorreva l’acqua, che ci dà la prova di chi materialmente ha costruito questo ponte nel 3 a.C. Percorretelo, entrateci dentro – uno dei pochi che dà questa possibilità su un percorso vetrato che fa vedere il vuoto profondo di ben tre metri -, affacciatevi dalle piccole finestrelle, costruite con altezze differenti per non creare correnti d’aria, contemplate il torrente Grand Eyvia che, impetuoso e gonfio, scende veloce dalla valle. Tutto intorno, boschi di roverella e pino silvestre.

 

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