Fellini e la sua Rimini, 101 anni di un mito

Aveva un’immaginazione vulcanica, Federico Fellini, ma forse nemmeno lui avrebbe saputo descrivere una pandemia di queste misure. Di certo, una volta fuori dall’emergenza, ne avrebbe tratto un film, perché il Maestro del surreale, del grottesco, dall’acuta capacità d’osservazione, sapeva cogliere tutte le sensazioni, le atmosfere e le storie reali per metterle in pellicola.

FELLINI, 101 ANNI E NON SENTIRLI

A 101 anni dalla nascita (il 20 gennaio 1920), il suo mito è più vivo che mai.

Per conoscere più da vicino il grande regista, che nei suoi cinquant’anni di carriera è stato nominato per dodici volte all’Oscar e ha vinto quattro statuette nella categoria del miglior film in lingua straniera, si va a Rimini, sua città natale.

Pur essendo andato via nel 1939, alla volta di Roma per inseguire il sogno del cinema, Fellini non se ne andò mai completamente e sempre sentì per “il Paese”, come lo definiva, un sentimento di nostalgia, specie per il mare d’inverno. Non riprese mai cinematograficamente la cittadina in nessuna delle sue pellicole, ma spesso essa emerse nei suoi pensieri e nei suoi lavori. «Rimini è una dimensione della memoria» era solito dire. Ed è la memoria, trasfigurata dalla forza creativa del grande regista, la traccia da seguire per assaporare l’anima felliniana della città.

I VIZI E LE VIRTÙ

Regista e sceneggiatore, nominato 12 volte all’Oscar (ha vinto quattro statuette d’oro nella categoria del miglior film in lingua straniera) è stato ambasciatore di arte e cultura italiana, con i suoi vizi e le sue virtù. Pare mangiasse un gheriglio di noce a ogni pranzo perché gli ricordava il cervello, beveva poco, ma quel bicchiere di vino doveva essere rosso. Al ristorante, si racconta, andava su tutte le furie se lo facevano attendere tra una portata e l’altra. Anche sul set aveva le sue manie. Si dice che cambiasse ogni tanto prospettiva seguendo il suo istinto. Insomma, un’occasione per conoscerlo meglio sui luoghi che lui ha amato e vissuto. “Rimini è un pastrocchio, confuso, pauroso, tenero, con questo grande respiro, questo vuoto aperto del mare.” Cosi raccontava spesso.

COSA VEDERE

Si può iniziare dalla sua casa natia, in via Dardanelli (non visitabile), dove nacque in una sera molto fredda, con pioggia, tuoni e fulmini. Pochi minuti a piedi e si arriva cinema Fulgor, all’interno di Palazzo Valloni, un palazzo neoclassico con una bella facciata liberty. È questo il luogo, dove il piccolo Federico, seduto sulle gambe del padre, s’immedesima nei protagonisti di Maciste all’Inferno. È qui che Titta, il protagonista di Amarcord, tenta goffamente di sedurre la Gradisca. Ristrutturato, ha riportato agli antichi splendori gli stucchi dorati fra le radiche e le tende rosse, grazie all’allestimento scenografico del premio Oscar, Dante Ferretti.

Dal Fulgor, a piedi, si può raggiungere il vecchio borgo San Giuliano, l’antico quartiere dei pescatori, nato intorno all’anno Mille, che sorge a ridosso del Ponte di Tiberio, dove le auto della Mille Miglia sfrecciavano, come raccontato in Amarcord. Un angolo di città quasi nascosto. Difficile non innamorarsene grazie alle sue case basse color pastello, al silenzio che lo caratterizza (la zona è isola pedonale). Era il luogo preferito da Federico e la sua Giulietta (Masina) che qui venivano spesso a passeggiare, mano nella mano. Qui campeggiano numerosi murales che raccontano il percorso cinematografico del Maestro, attraverso le scene più famose come “Le notti di Cabiria”, o i personaggi di “La voce della luna”.

IL MARE DI RIMINI

Poi ci si può spostare verso il mare. Il molo di Rimini in inverno, la “palata”, è l’emblema de I Vitelloni. Si resta incantati dinnanzi al Grand Hotel, inaugurato nel 1908, il simbolo della Belle Époque e, per il giovane Fellini, dei desideri proibiti: era la favola della ricchezza, del lusso, dello sfarzo orientale. Vi soggiorna ogni volta che può: per lui era riservata sempre la stessa suite, la numero 316 (a lui tuttora dedicata) e qui sarà colpito dall’ictus nell’agosto 1993. Vicino all’hotel, si trova la famosa macchina fotografica “Fellinia” della Ferrania, che dalla fine degli anni quaranta caratterizza la rotatoria.

Vale la pena anche fare una passeggiata nel parco intitolato a Federico Fellini con la fontana dei Quattro Cavalli a Rimini, ispirata al classicismo. La vasca principale ha forma circolare e rappresenta il mare, da cui sorgono quattro cavalli marini.

Infine, per “ritrovare una simbolica unione” con Fellini si può fare una sosta al cimitero comunale. Il regista premio Oscar all’apice della sua carriera chiese di riposare per sempre in città. E proprio all’ingresso del camposanto cittadino sta il monumento funebre che lo scultore Arnaldo Pomodoro ha realizzato per lui e Giulietta Masina: una prua rivolta al cielo che evoca il leggendario Rex di Amarcord.

LA STORIA

Ma la città malatestiana si caratterizza anche per la grande ricchezza storica, come testimoniano la Domus del Chirurgo (II sec. d.C.), l’arco d’Augusto (27 a. C), il Tempio Malatestiano (1450), di marmo bianco, una delle opere del Rinascimento più importanti della storia dell’arte nazionale fino al ponte di Tiberio che, con i suoi cinque archi, fa parte del paesaggio della città dall’anno 14 d.C. Segnava e segna l’inizio della Via Emilia. Il ponte, che ha resistito anche a guerre e bombardamenti, offre una “cartolina” indimenticabile. Impossibile, non essere tentati dallo scatto di un selfie ricordo.

di Isa Grassano

www.riminiturismo.it

 

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