Piacere è anche questo: la condivisione di un istante!!!

Piacere è anche questo: la condivisione di un istante!!!

di Rosa Piccante

Undici di mattina. Finalmente ero arrivata. Un viaggio di due ore da Padova alle montagne del Trentino, per com’ero messa adesso era molto stancante. Con l’aiuto del navigatore fu tutto più facile. Era la prima volta che venivo qua ed ero molto provata dal viaggio. Il collo era tutto indolenzito e anche le mie ossa non se la passavano benissimo. Tutta colpa dei continui spostamenti in auto, treno e aereo che mi costringeva il mio lavoro, responsabile di un’importante ditta di cosmetici. Ora ero qui per cercare di “aggiustare” il mio collo e il mio dolore cervicale. Un’amica mi aveva parlato tanto bene di Matteo, il fisioterapista, così mi ero decisa a provare la sua efficacia. Diceva che aveva le mani d’oro, oltre ad essere un gran bel ragazzo. Il che non guastava. Se proprio dovevo soffrire, meglio farlo con un bel ragazzo davanti. Suonai il campanello e mi venne ad aprire lui. Era davvero bello, alto, biondo e muscoloso, il camice bianco aperto sulla maglietta della salute, gli stava proprio bene addosso. Ero l’ultima cliente della giornata, poiché giovedì pomeriggio era chiuso. Mi fece accomodare e iniziò a scrivere i miei dati anagrafici, poi gli spiegai l’accaduto e mi disse che aveva risolto altri casi del mio tipo.

Ci portammo nello studio e m’invitò a spogliarmi. Spogliarmi, pensai? Deve guardare il mio collo, non sono venuta dal ginecologo. Mi spiegò che i nervi hanno dei terminali che non possiamo immaginare. Occorre sapere da dove proviene il dolore e la causa. Mi slacciai la camicetta e la appoggiai sulla sedia. Non era sufficiente. Anche il reggiseno. Ero pronta. Manco per sogno. Mi fece togliere anche i jeans, oddio, non l’avevo previsto questo, proprio per questo motivo avevo indossato un perizoma, altrimenti mi sarei messa, non dico i mutandoni della nonna, quelli no, ma almeno una mutandina meno provocante. Ero quasi nuda. Mi fece stendere sul lettino pancia in giù, benissimo, pensai, il mio sedere era così alla sua completa vista. Prese un unguento e me lo fece scendere sulla schiena, ebbi un sussulto, non era della mia temperatura corporea, poi lo spalmò sulla schiena e intanto mi faceva domande su quanto era successo e su dove sentivo dolore. Rispondevo con la faccia infilata nel foro del lettino.

Non potevo sapere se mentre mi massaggiava sbirciava il mio fondoschiena, probabilmente l’aveva già fatto, mi dissi. Le sue mani si muovevano in maniera deliziosa, partivano dalla schiena e poi salivano verso il collo, dove avvertivo più forte il dolore. Mi disse che era normale, ma non poteva lavorare solo su quella parte. Sentii nuovamente il liquido sulla schiena ma non mi fece più l’effetto di prima, riuscivo ad assimilare meglio. Mi stavo rilassando sotto la sua manipolazione, sentivo i nervi che si distendevano e si allungavano, ma poi arrivò alle natiche e alle gambe.

Partendo dai piedi. Prese il piede sinistro, me lo massaggiò dito per dito, poi la sua mano salì lungo il polpaccio, col pollice sentivo che mi stava distendendo i nervi, arrivò alla coscia, all’interno della coscia, e qui cominciarono i dolori… si fa per dire, dolori. Il tocco della sua mano era molto provocante, sebbene fosse professionale, arrivava a un soffio dalla mia farfallina, che proprio assente non era…cominciava a sentire qualcosa di strano…insomma mi stava trasmettendo un qualcosa di positivo. Le sue mani si muovevano lentamente e incidevano la mia pelle, solo che quando risaliva verso il mio sedere e si fermava un attimo…avrei voluto che continuasse spingendosi oltre. Mi fece girare. Massaggiò il collo e poi scese sui seni, i capezzoli erano diventati dritti senza volerlo. Un brutto sintomo. Intanto mi parlava del suo lavoro, era molto appassionato a questo e mi disse di aver cominciato giovanissimo a praticare massaggi.

Le prime “cavie” furono i suoi compagni e compagne di scuola, immaginai che molte di loro non si limitarono a farsi massaggiare e basta. Mi chiese se tutto procedeva bene. Cazzo, no, non procede bene per niente…mi hai messo addosso a una voglia di quelle…quando arrivo a casa mi sa che dovrò tirar fuori dall’armadietto il mio “giocattolino” preferito…

Si spostò verso i piedi, mi fece divaricare leggermente le gambe e… in pratica riusciva a vedermi nuda, il perizoma nei suoi continui movimenti si era infilato nelle mie labbra, che sporgevano ai lati…un senso di vergogna? Io non ne avevo…neanche Matteo sembrava averne… Iniziò la parte più “dolorosa”, con le mani afferrava la caviglia e saliva lungo la gamba, alla coscia e arrivava all’inguine…poi repentinamente scendeva nuovamente alla caviglia. Un paio di queste operazioni ed ero vicina all’orgasmo…se non la smetti…mi metto a urlare nel tuo studio.

Inavvertitamente allungai un piede e sentii che il suo cazzo era eccitato, non rimasi sconvolta, anzi, con un briciolo di vanità femminile mi dissi che insomma anche un bel maschio come lui non era rimasto insensibile alle mie forme. Ritornò su con le mani e arrivato all’inguine mi guardò negli occhi, aprii ancor più le gambe e lui proseguì, mi massaggiò prima le labbra poi il monte di Venere. A quel punto sollevai il sedere e tolsi il perizoma. Era inutile ormai. Mise del gel sulle mani e strofinò piano la mia figa, socchiusi gi occhi e strinsi i muscoli, lasciando uscire un leggero mugolio gli bagnai le dita. Fu lesto a infilarle nella mia figa bagnata muovendole avanti e indietro…continuavo a godere…mi tirò verso di lui sul lettino facendomi appoggiare il sedere all’estremità, sentii il suo cazzo appoggiarsi contro la mia pelle, gli misi le gambe sulle spalle, e in un attimo lo sentii tutto dentro. Spingevo ancora di più e lui ribatteva ai miei movimenti, con una mano mi sfiorava il clitoride e con l’altra le labbra. Stavo per raggiungere l’orgasmo…lui rallentò l’andatura e tutto fu rimandato…vuoi sfidarmi su questo terreno? Non ti conviene pensai… scesi dal lettino e mi misi in ginocchio di fronte a lui, afferrai la sua asta e la portai delicatamente alla bocca, con una mano massaggiavo i suoi testicoli. Feci scivolare la mano sulla sua cappella e lo aprii tutto, facendo ruotare la mia lingua sull’estremità, poi lo succhiavo…sentivo che stava raggiungendo il piacere…mi fermai…mi disse di continuare…rimasi ferma…così impari e capisci cosa ho provato prima…una leggera dose di sadismo non guasta. Mi alzai e mi appoggiai con una gamba al lettino, la mia figa era bene in vista e lui non tardò a baciarmela, poi si sollevò e mi prese da dietro…avevamo raggiunto già una perfetta intesa nei movimenti, non c’era nessuna sbavatura nel ritmo, “viaggiavamo” in assoluta armonia.

Ero vicina all’orgasmo, i capezzoli divennero gonfi e duri, Matteo spingeva…io andavo incontro a lui…sentivo che non avrebbe tardato molto…io intanto ero riuscita a godere e a raggiungere l’orgasmo…

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