VENTOTENE, ISOLA DI PACE E SOGNO

Ventotene, isola di pace e sogno

di Francesca Mancini

Quando la vedrete spuntare, lì, piccola e adagiata sulle acque calme del mediterraneo, saprete già che ve ne innamorerete perdutamente.

Ventotene è una ciabatta scivolata via dal piede di una sirena distratta, che si concede solo a viaggiatrici in cerca di calma e silenzio; è uno scoglio battuto dai venti di tramontana sul quale adagiarsi per contemplare il cielo e ascoltare storie sussurrate dalle onde; è una terra di pace e rilassatezza, immersa nel verde e screziata di rosa, giallo e azzurro, le tinte pastello delle sue case basse e accoglienti.

credits marco francesco flammini.

Raggiungete piazza Castello, dominata dall’elegante palazzo del comune – sede anche del museo archeologico – e fate una sosta nella piccola libreria L’ultima spiaggia. Qui non esitate a farvi consigliare un romanzo dal gentile e appassionato libraio Fabio, di mamma genovese e papà ventotenese, che per sei mesi all’anno vive immerso tra libri e musica per poi tornare a Genova per l’inverno.

Con un libro tra le mani, fermatevi a bere un caffè da Verde, delizioso bar nascosto tra le piante accanto alla libreria, e osservate i bambini che giocano a rincorrersi sulla piazza: il cuore dell’isola sembra ancora il set di una delle foto ingiallite dei vostri nonni. E così lasciate che il tempo scorra, lento, silenzioso, al profumo di gelsomini e gerani.

credits marco francesco flammini.

Quando pensate che sia arrivata l’ora di fare un bagno, scendete la breve scalinata che vi porta a Cala Nave, caletta di morbida sabbia scura riparata dal vento, e immergetevi nelle acque azzurre che vi aspettano placide. Se preferite gli scogli, poco distanti dalla piazza, sotto il faro bianco che domina l’isola, grandi rocce nere ospitano comodi lettini e ombrelloni.

A Ventotene, il relax si combina con il gusto. Se quello che cercate è un pranzo veloce, la pizzeria dietro la piazza prepara delle squisite tielle, focacce ripiene di verdure e olive, e il forno del paese dalle 6 alle 20 inebria il vicolo con il profumo di dolci tipici e pizze fragranti.

La sera, invece, fatevi conquistare dal tocco gentile e ricercato di Anna, che nel suo Giardino si divide tra sala e cucina, e propone una cucina tradizionale, ma rivisitata in chiave moderna.

Per chi ama passeggiare, Ventotene offre stradine di campagna che incrociano coltivazioni di lenticchie, specialità gastronomica locale, e una ricca vegetazione che resiste tenace allo sferzare del vento.  Ginestre, lecci, cisti e fichi d’india vi accompagneranno fino al Semaforo,  uno dei punti più alti dell’isola, dal quale ammirare l’orizzonte pulito in compagnia di gabbiani, gheppi e delle tante specie d’uccelli che qui cercano riposo prima di riprendere il lungo viaggio che li attende. Come voi, che a Ventotene imparerete a fermarvi, prima di tornare alla vita che vi aspetta.

E prima di tornare al presente, di cui vi sarete di dimenticati, trattenetevi nel passato di Villa Giulia, maestosa residenza romana a picco sul mare. Qui scontarono la pena d’essere ribelli, testarde, irriducibili ai costumi del loro tempo Agrippina Maggiore, Livilla, Ottavia e Flavia Domitilla. Ma la villa prende il nome da Giulia, figlia di Ottaviano Augusto, che la costruì per tenere Giulia lontana da Roma, dove aveva la reputazione di donna di facili costumi. Oggi rimane poco da vedere, ma quando il sole si tenge di rosso e il vento spira più forte, con un po’ di immaginazione è possibile riconoscervi cortili, stanze, corridoi, giardini, terme e cisterne.

credits marco francesco flammini.

Nonostante il senso di beato isolamento che dà l’isola, Ventotene ha una sorella: è l’isola di Santo Stefano, che dal centro dell’orizzonte guarda Cala Nave con occhi terribili: sono le finestre delle celle del carcere borbonico. L’imponente fortezza a tre piani fu prigione di ladri e assassini, ma anche di rivoluzionari, anarchici e antifascisti – tra i tanti, ricordiamo Luigi Settembrini, Sandro Pertini, Alterio Spinelli – che qui hanno pensato, scritto e provato a immaginare un mondo nuovo. Dal Settecento fino al 1965, uomini dai diversi destini sono stati condannati a non vedere il mare, a sentirlo, fresco o minaccioso, dalle celle anguste con finestre troppo alte. Mentre rincasata in barca, lasciandovi alle spalle il carcere, Ventotene vi sembrerà ancor di più il luogo in cui sperimentare una ritrovata libertà.

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