Amichesiparte a Pantelleria

Amichesiparte a Pantelleria.

Tra fanghi e dammusi, tra giardini “panteschi” e zibibbo. E naturalmente il mare. L’isola così a sud da considerare la Sicilia come la sua stessa terraferma è un luogo perfetto per una vacanza fra amiche.

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Giacomo Casanova era solito offrire un bicchiere di passito alle sue amanti che rimanevano estasiate dal gusto dolce e dal profumo fruttato di spezie e fichi secchi. Un’estasi che contagia, ancora oggi, tutti coloro che hanno la fortuna di assaggiare questo delizioso vino ambrato e leggermente liquoroso, direttamente sull’isola di produzione: Pantelleria. Un incanto vedere anche le generose viti di uva “zibibbo” (ovvero il Moscato d’Alessandria d’Egitto, con acini molto grossi, dolci e carnosi, da cui si ricava il nettare di Bacco), che si stagliano contro il nero lavico dell’ambiente e l’azzurro del cielo.
Piccole, basse ma tenaci (a sviluppo produttivo rasente i terreni), sfidano i forti venti che qui soffiano sempre, candidate all’inserimento nella Lista del Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco (una lista che riunisce le tradizioni, le pratiche, le conoscenze, gli stili di vita considerati rappresentanti di eccellenze, massima espressione della cultura di un popolo). Da qualche giorno si è conclusa la prima edizione Passitaly (la rassegna interamente dedicata ai vini naturali dolci del Mediterraneo) e a fine novembre la commissione di valutazione dovrà esprimersi se accordare o meno il riconoscimento all’alberello pantesco. Per la prima volta, infatti, questo importante organismo è chiamato a inserire tra i beni immateriali dell’Umanità non un monumento o un luogo, ma una pratica agronomica. L’iscrizione darebbe il giusto valore ad una delle espressioni più antiche dell’agricoltura mediterranea e nuova linfa al faticoso lavoro dei produttori: la vigna può contare solo sulle braccia dell’uomo, non ci sono macchine che possano sostituire il contadino (curiosamente l’isola è abitata da numerosi agricoltori e quasi nessun pescatore).

arco dell'elefante
arco dell’elefante

Nell’attesa, vale la pena organizzarsi per scoprire questo lunare lembo di terra (un tempo batteva moneta propria) che regala, proprio fuori stagione, il meglio di sé, con temperature che si assestano quasi sempre sui 20 gradi.  «Non credo che esista al mondo un luogo più adatto per pensare alla luna. Ma Pantelleria è più bella. Le pianure interminabili di roccia vulcanica, il mare immobile, la casa dipinta di calce fino agli scalini dalle cui finestre si vedono, nelle notti senza vento, i fasci luminosi dei fari africani…fondali addormentati…un’anfora con ghirlande pietrificate e i resti di un vino corroso dagli anni…il bagno in una conca fumante dalle acque così dense che è quasi possibile camminarci sopra». É in questo pensiero dello scrittore e poeta Gabriel Garcia Marquez, la sintesi della bellezza selvaggia di quest’isola.

lago di venere dall'alto
lago di venere dall’alto

A due passi dall’Africa e vicina alla Sicilia (che i panteschi indicano come la “nostra terra ferma”), la “Figlia del vento” (Bent-el Rhia) così chiamata dalle prime popolazioni arabe che qui abitavano, incanta per la sua luce. Intensa, quasi restasse sempre accesa. Se credete nell’influenza positiva delle radiazioni luminose, questo è il posto giusto. Lo sanno bene i numerosi personaggi illustri che hanno eletto l’isola come buen retiro. Qui ha casa lo stilista Giorgio Armani nella zona di Cala Gadir (un caratteristico borgo di pescatori, situato nel versante di Nord Est dell’isola, dove ci sono anche le vasche termali accessibili e a cielo aperto, in cui è possibile fare il bagno anche di notte). Anche l’attrice Isabella Ferrari, Carole Bouquet (ha pure un’azienda di vini), il fotografo Fabrizio Ferri, l’attore Ennio Fantastichini si sono lasciati conquistare dal fascino del territorio e dei dammusi, queste antiche costruzioni (pare esistessero già prima dell’invasione degli arabi), una diversa dall’altra e architettonicamente perfette con i tetti bianchi a cupola (un ingegno per permettere la canalizzazione dell’acqua piovana verso le cisterne, senza perderne una sola goccia) e le possenti mura che creano un ambiente caldo d’inverno e fresco d’estate. È una sorta di grande lego, dove alla base si poteva aggiungere di tutto: il magazzino, le stalle, l’aia, lo stenditoio. Il tutto si fonde armoniosamente con l’ambiente circostante, perché si utilizzano solo pietre cavate sul posto e con le opere create dalla mano dell’uomo, come i muri a secco (l’altezza va dai 3 ai 5 metri, mentre la profondità è anche di 2 metri) per delimitare la proprietà o i giardini panteschi, in muratura di pietra lavica utili a riparare una pianta di agrumi dai forti venti che qui non mancano mai e a creargli calore nei mesi invernali.

fanghi al lago di venere
fanghi al lago di venere

Qui ogni cosa si vive a ritmo slow. Si possono fare lunghe passeggiate scegliendo tra oltre 120 chilometri di sentieri. Uno di questi, tra rovi di more, arbusti di cisto e i resti di un basamento romano originario, porta alla grotta BeniKulà o Bagno Asciutto. Si chiama così perché si entra asciutti e si esce bagnati: è infatti una sauna naturale, conosciuta già ai tempi dei romani, che affaccia sulla splendida Valle di Monastero (nel costone sud-ovest della Montagna Grande, la più alta dell’isola). Per il benessere fai da te c’è anche il Lago di Venere, una conca di origine calderica (Pantelleria è un vulcano se pur quiescente) ai piedi della contrada Bugeber. Qui sgorgano le sorgenti termali e c’è anche la possibilità di fare la fangoterapia, ci si cosparge il corpo con fanghi ricchi di zolfo e altamente benefici per la pelle. In inverno, la zona è frequentata dai fenicotteri rosa e dalle cicogne e solo da queste parti si può ammirare il “Limonium secundirameum”, il Limonio, una pianta rara.

Per più pigri diventa un piacere percorrere in auto la perimetrale dell’isola, godendo di spettacolari panorami, attraversando distese infinite di piantagioni di capperi, sfiorando le tombe neolitiche di Sesi, fino a Cala Levante, una delle più belle e tra le poche a consentire un accesso facile al mare. A dominarla c’è la scultura naturale dell’Arco dell’Elefante, uno spettacolare arco di lava grigia che ricorda la proboscide di un pachiderma. Ci si può fermare poi nel paese di Pantelleria (www.comunepantelleria.it), per ammirare la chiesa fortezza (su progetto dell’architetto Gabriella Giuntoli) e il vicino Castello Barbacane, un tempo carcere, oggi il simbolo dell’isola. In un’ala interna c’è un piccolo museo archeologico dove si conservano, tra gli altri, i ritratti marmorei di età imperiale raffiguranti Giulio Cesare, Antonia Minore e Tito, rinvenuti all’interno di due cisterne dell’acropoli di San Marco.

Infine, vale la pena dedicarsi ai piaceri del palato. Dai corsi di cucina per imparare a fare il cous cous, importato dall’Africa, con Maria Rita Barracco e Manila Foresti, de L’Arte del Cucinare, alle visite delle aziende agricole produttrici di Passito. Sul territorio se ne contano più di dieci. Donna Fugata, in contrada Khamma, chiaro omaggio nel nome al Gattopardo, i cui vini interpretano la Sicilia e ne raccontano con passione l’universo sensoriale. Da provare Ben Ryé 2008, dal colore ambra brillante, in edizione limitata. Ha anche un giardino Pantesco, restaurato e donato al Fai.

Ancora D’Ancona, l’azienda più antica dell’isola (dai primi anni del Novecento), a carattere familiare (in località Cimillìa), fino a Salvatore Murana (tel. 0923 915231), il poeta del Passito, che ama declamare la sua terra e il suo vino come se componesse dei versi per la sua innamorata. Il fiore all’occhiello? Mueggen, dal sentore di albicocca, pesca sciroppata e mela cotta, fino ad una leggera nota di incenso. Infine, Vinisola che organizza pure degustazioni gratuite (su prenotazione, tel. 0923 912078). Tra i vini c’è anche una novità assoluta: il primo spumante di sole uve zibibbo. Si chiama Shalai, ad indicare quello stato di benessere quando lo si beve: “sto scialato” (shalai appunto in dialetto). Una sensazione che però sull’isola capita di sentire spesso. Si liberano i pensieri e si gusta ogni attimo. Ovunque si vada.

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Un commento su “Amichesiparte a Pantelleria

  1. Veronica il said:

    Bell’articolo! Io mi sono ‘separata’ dalla mia amata Pantelleria tre anni fa per trasferirmi a Milano per lavoro. Un trauma all’inizio… per fortuna c’è chi ha saputo rendere l’esperienza più rapida e meno cara del previsto grazie ad una ditta di traslochi a Milano davvero professionale che consiglio a tutti! Vero

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